Donna e mastectomia: Ripercussioni del tumore al seno sulla sessualità

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Il tumore al seno aggredisce quella parte del corpo che rappresenta e parla della propria femminilità e intimità in tutte le sue accezioni (materna, erotica, simbolica) alterando la percezione che si ha di sé e impattando come uno tsunami sulla sessualità devastandola e riducendola ai minimi termini.

Combattere il tumore significa confrontarsi con il tumore e con gli interventi terapeutici (chirurgia e ricostruzione, chemioterapia, ormonoterapia) ogni giorno in una lotta contro il tempo.

Combattere il tumore significa interfacciarsi con i cambiamenti fisici e psichici ad esso associati come la perdita dei capelli causata dalla chemioterapia, l’aumento o la perdita di peso, lo scarso benessere mentale (ansia, depressione), la bassa autostima e la sensazione di una difficoltà di comprensione con il partner

Combattere il tumore significa confrontarsi con le forti ripercussioni sull’immagine corporea, sulla salute mentale e sulla qualità della prorpia vita sessuale.

Una lotta che lascia i suoi segni. Sul corpo e nell’anima.

Inoltre, la distorta percezione dell’immagine corporea unitamente ai trattamenti possono compromettere drammaticamente la sessualità della donna e della coppia, da un punto di vista sia biologico sia psicosessuale.

Problemi sul piano del desiderio, dell’eccitazione, della capacitàorgasmica e della soddisfazione ad essa correlata, dispareunia, secchezza vaginale, tensione muscolare, sono all’ordine del giorno nelle donne mastectomizzate.Una mastectomia totale, ad esempio, oltre a generare un sentimento di crisi dell’identità, un senso di perdita irreparabile e di rabbia, spesso comporta una sensibile diminuzione del piacere alla stimolazione al seno che unita alla vergogna di mostrare le cicatrici al proprio partner porta durante il rapporto ad evitare qualsiasi stimolazione di quella zona, riducendo la componente ricettiva del desiderio sessuale.

Se a questo corollario aggiungiamo anche le ripercussioni della menopausa iatrogena da chemioterapici o una menopausa naturale non trattabile con la terapia ormonale sostitutiva va da se come tutto ciò possa devastare il senso di femminilità e di erotismo della donna.

L’influenza negativa di tutti questi fattori organici, emotivi e psicologici sulla risposta sessuale può essere ulteriormente condizionata se il partner non riesce a rapportarsi in modo corretto alla malattia.

Nascono le prime incomprensioni che via via minano il rapporto di coppia. La coppia perde così la propria intimità sia affettiva sia sessuale, entrambi i partner si chiudono sempre di più nelle loro paure e insicurezze.

Il sentirsi poco desiderabile, la paura di essere rifiutato o non accettato dal proprio partner per un corpo che porta i segni evidenti di un intervento, la paura di poter procurare dolore al partner o di richiedergli delle prestazioni a cui non è interessato creano sempre più distanza.

Altre volte le ritrosie determinate da un impedimento fisico come la dispareunia o l’atrofia vulvovaginale possono essere facilmente scambiate per scarso interesse, rifiuto e insensibilità andando a minare il rapporto più stabile. Tutto ciò rende difficile gestire il rapporto affettivo e sessuale con il partner che spesso, inconsapevole della reale serietà del problema, pensa che la compagna “esageri” o che non voglia avere rapporti sessuali.

Inoltre, vivere la sessualità come dovere, come paura di perdere il rapporto, come rottura dell’armonia fisica, finisce per determinare un cattivo tono dell’umore e una serie di resistenze, evitamenti della vicinanza e anche dell’affettività. Si nutrono sentimenti difficili come la rabbia, l’aggressività verbale, le esplosioni di conflitti, contrasti che nascono dalla sensazione di non essere capiti e amati.

Seppur prevale il bisogno di unione, ci sentiamo confusi e in bilico tra la voglia di restare e quella di andare! Se manca una reciproca capacità di comunicare (e quasi sempre manca) e viene meno la negoziazione, inevitabilmente le prime incomprensioni, le prime delusioni, i primi conflitti, vanno ad accentuarsi fino a portare alla crisi.

In questi casi la terapia di coppia consente ad entrambi i partner di ristabilire una vita sessuale attiva a partire dall’affrontare gli inevitabili cambiamenti inerenti la vita sessuale stessa.

L’apporto dell’intervento psico-sessuologico è duplice.

Da una parte consente ad entrambi i membri della coppia di effettuare una scelta valoriale dell’altro basata sul godere di ciò che l’altro offre di positivo e sul valorizzare la relazione.

Dall’altra interviene anche con tecniche di rilassamento, tecniche mansionali proprie della terapia sessuologica (Esercizi di Kegel, esplorazione dei genitali, ecc) etecniche ipnotiche in modo da andare a lavorare sui condizionamenti fisiologici del ciclo di risposta sessuale dovuti alla patologia e dalla cura antitumorale in modo da interromperne il circolo vizioso.

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